Nel focus della rivista Animazione Sociale n.375, intitolato Viaggio nelle comunità educative per minorenni, viene presentata un’interessante sperimentazione in ambito educativo del modello NVR.

Enrico Quarello, psicoterapeuta del progetto Casa Base della Cooperativa Paradigma
I due autori, Enrico Quarello ed Elisa Leo, entrambi impegnati nel progetto Casa Base della Cooperativa Paradigma, raccontano come la NVR stia diventando, nella loro esperienza di equipe, un valido strumento per affrontare situazioni complesse e problematiche nelle comunità educative.

Ciao Enrico, nel focus di Animazione Sociale n. 375 raccontate un’esperienza di sperimentazione della NVR nelle comunità educative per minorenni. Ci puoi spiegare di cosa si tratta?
Certo. Con Elisa Leo, collega del progetto Casa Base, abbiamo voluto raccontare come, nella nostra esperienza di équipe, il modello NVR stia diventando uno strumento prezioso per affrontare i comportamenti aggressivi, pericolosi o provocatori dei bambini e dei ragazzi accolti nelle comunità educative.
Nel vostro articolo partite dai fondamenti e dalle tecniche della NVR, ma poi vi addentrate in una storia concreta…
Sì, abbiamo voluto descrivere il caso di una presa in carico educativa molto intensa. Con una ragazza ospite avevamo investito tanto a livello relazionale, ma ci siamo trovati improvvisamente in un vicolo cieco. I suoi comportamenti oppositivi ci hanno messo di fronte a emozioni negative fortissime, al punto da rischiare di compromettere un percorso che, fino ad allora, aveva avuto anche aspetti molto evolutivi. La tentazione di gettare la spugna era reale.
Cosa vi ha permesso di non fermarvi davanti a quella situazione difficile?
In realtà l’incontro con Haim Omer durante le supervisioni è stato decisivo. Con lui abbiamo trovato una strada alternativa sia all’impotenza che alla reazione rabbiosa: quella della resistenza non violenta, benevola e determinata. La NVR ci ha dato strumenti concreti e, soprattutto, un atteggiamento diverso per affrontare la situazione.
Nel testo riflettete anche sul valore sistemico di questo approccio, giusto?
Esatto. La NVR non è un insieme di tecniche da applicare in modo meccanico: è qualcosa di molto più complesso, capace di generare cambiamenti in un sistema relazionale in sofferenza. Lavora su vari livelli connessi fra loro come la pianificazione degli interventi da parte dell’équipe, le emozioni degli educatori, il contesto di appartenenza del minore, la relazione diretta educatori-minore e, soprattutto, l’alleanza fra adulti.
Avete anche fatto un lavoro di valutazione della sperimentazione. Che cosa è emerso?
Abbiamo voluto concludere l’articolo proprio con questa parte. Dalla valutazione è emerso chiaramente il valore aggiunto dell’utilizzo della NVR in comunità; questa ci aiuta a reggere la complessità e a non cedere di fronte alle difficoltà. Ma sono venuti fuori anche alcuni nodi critici, sfide che dovremo affrontare se vogliamo portare avanti e sviluppare davvero l’applicazione del modello.
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Focus ~ pp. 61/ 96
Viaggio nelle comunità educative per minorenni
Fatiche, adattamenti e innovazioni di un settore fondamentale della cura educativa
Testi di Paolo Tartaglione, Enrico Quarello, Elisa Leo, Enrica Francioli, Camilla Fusè
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